Le tecniche di disostruzione delle vie aeree (ACT) rappresentano una parte importante dell’assistenza ai pazienti con secrezioni eccessive o con difficoltà ad eliminare autonomamente il muco. Nei soggetti con patologie quali malattie neuromuscolari, malattie polmonari croniche, patologie acute, oppure intubati o in fase di recupero post-chirurgico, le secrezioni possono ostruire il flusso d’aria, compromettere lo scambio gassoso e aumentare il rischio di complicanze respiratorie.
Tra le tecniche di disostruzione delle vie aeree disponibili, due terapie comunemente utilizzate sono l’insufflazione-essufflazione meccanica (MI-E), spesso indicata come “supporto alla tosse”, e la ventilazione percussiva intrapolmonare (IPV). Sebbene entrambe supportino la disostruzione delle vie aeree, agiscono su secrezioni localizzate in diverse regioni polmonari, un aspetto che ne definisce i ruoli clinici distinti e i potenziali benefici nella cura del paziente.
Cos’è l’insufflazione-essufflazione meccanica (MI-E)?
La MI-E, comunemente definita “supporto alla tosse”, è progettata per potenziare o sostituirsi alla tosse del paziente, favorendo l’espulsione delle secrezioni delle vie aeree.
Questi sistemi erogano una pressione positiva (insufflazione) seguita da un rapido passaggio ad una pressione negativa (essufflazione). La variazione improvvisa di pressione genera un flusso espiratorio elevato, che simula il flusso naturale della tosse, favorendo la mobilizzazione e l’espulsione delle secrezioni dalle vie aeree superiori.
Cos’è la terapia IPV?
La terapia IPV è una tecnica di disostruzione delle vie aeree che eroga impulsi d’aria pulsatili ad alta frequenza nei polmoni.
Questi respiri rapidi e a basso volume contribuiscono a sciogliere il muco, generando al contempo un flusso d’aria ad alta velocità in grado di attraversare le aree ostruite e raggiungere le vie aeree distali più profonde. Mobilizzando le secrezioni in tutto il polmone, la terapia IPV supporta la disostruzione delle vie aeree e contribuisce inoltre al reclutamento delle aree interessate da atelettasia o intrappolamento dell’aria.
Disostruzione delle vie aeree: prossimali VS. distali
Una differenza fondamentale tra la MI-E e la terapia IPV riguarda le aree polmonari su cui ciascuna terapia può agire.
MI-E: vie aeree centrali e prossimali
I dispositivi di supporto alla tosse sono in grado di mobilizzare ed eliminare le secrezioni esclusivamente dalle vie aeree centrali e prossimali.
Favorendo un flusso espiratorio elevato, la MI-E contribuisce a spostare le secrezioni fuori dalla trachea e dai bronchi principali, simulando l’effetto di una tosse naturale. Per questo motivo, la riduzione della forza della tosse rappresenta un’indicazione chiave per la terapia MI-E, comunemente impiegata a supporto di pazienti con patologie quali le malattie neuromuscolari, nelle quali una minore efficacia della tosse può portare all’accumulo di secrezioni nelle vie aeree superiori.
Nei pazienti con ritenzione di secrezioni nelle vie aeree distali, la MI-E deve spesso essere associata a un’altra terapia di disostruzione per affrontare l’intero carico di secrezioni.
Terapia IPV: vie aeree centrali e distali
Al contrario, la terapia IPV può agire sulle secrezioni sia nelle vie aeree centrali sia nei bronchi più piccoli e nelle regioni polmonari distali. Il flusso percussivo ad alta velocità consente di raggiungere le aree oltre le ostruzioni e di penetrare più in profondità nei polmoni, favorendo la mobilizzazione di secrezioni che con altri approcci di disostruzione delle vie aeree potrebbero risultare difficili da raggiungere.
Grazie a questa maggiore capacità di penetrazione, la terapia IPV è indicata per la ritenzione dele secrezioni distali. Può inoltre contribuire a contrastare l’atelettasia e ridurre l’intrappolamento dell’aria, favorendo il reclutamento polmonare e aiutando a eliminare le ostruzioni in tutto il polmone.
Perché l’intero polmone è importante
Una disostruzione efficace delle vie aeree è una componente fondamentale dell’assistenza per molti pazienti: le secrezioni non sono solo fastidiose, ma possono avere conseguenze gravi se non trattate.
Le secrezioni che permangono nelle vie aeree possono:
- Ostruire il flusso d’aria, causando difficoltà respiratoria, aumentando il lavoro respiratorio e compromettendo lo scambio gassoso.1
- Aumentare il rischio di infezione, poiché il muco stagnante può fungere da terreno di coltura per i batteri e contribuire alle infezioni delle vie respiratorie.2
- Causare atelettasia, ovvero il collasso degli alveoli, quando l’ostruzione delle vie aeree impedisce all’aria di raggiungere le regioni polmonari distali.3
- Favorire l’intrappolamento dell’aria, poiché l’ostruzione del flusso d’aria e il danno polmonare possono rendere difficile la fuoriuscita dell’aria dai polmoni durante l’espirazione.4
Oltre a questi effetti immediati, i tappi di muco nei polmoni sono stati associati a decorsi clinici più complessi e a esiti peggiori, tra cui una funzionalità polmonare ridotta,5 lo sviluppo o il peggioramento delle bronchiectasie,6 e il fallimento dell’estubazione.7
Poiché le secrezioni possono accumularsi lungo l’intero albero bronchiale, dai bronchi centrali fino ai piccoli bronchioli e alle regioni polmonari distali, agire solo su una parte del polmone può lasciare alcune aree non trattate. Quando il muco permane in queste regioni, i pazienti restano esposti alle complicanze associate alla ritenzione delle secrezioni.
Per supportare una funzione respiratoria ottimale può essere necessaria una strategia di disostruzione in grado di agire sull’intera estensione delle vie respiratorie, come la terapia IPV. Mobilizzando le secrezioni sia nelle regioni polmonari centrali sia in quelle distali, questi approcci contribuiscono a garantire che il muco non venga lasciato indietro, aiutando ad affrontare problematiche immediate come l’ostruzione e le infezioni, e favorendo al contempo una migliore salute polmonare e migliori esiti a lungo termine per il paziente.
Bibliografia:
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- Herrero-Cortina, B.,et al. European Respiratory Society statement on airway clearance techniques in adults with bronchiectasis. Eur Respir J. 2023.
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